Medicina Narrativa: Un pò di storia

In tempi ancora più recenti, l'introduzione dell'anamnesi eseguita dal computer, di pari passo con l'intensificato ricorso ad esami di laboratorio sempre più inutili e invasivi e a prescrizioni farmacologiche sempre più massicce, ha così ridotto la pratica clinica a mera "tecnologia" e il rapporto con il paziente a fastidiosa appendice.
(Giarelli Guido)

La Medicina Narrativa nasce per "riparare" all'allontanamento del curante dalla persona malata che si è progressivamente verificato a partire dal secondo Dopoguerra, in concomitanza con la progressiva tecnologizzazione e iperspecializzazione della medicina, che ha portato i professionisti della salute a concentrarsi sempre di più sulla malattia e sulla possibilità di affrontarla in modo efficiente esclusivamente attraverso indagini diagnostiche approfondite e terapie mirate a rimuoverne o correggerne le cause.

Se da un lato le moderne tecnologie hanno potenziato il sapere e l'agire del medico creando nuove opportunità di diagnosi e terapia, dall'altro questo potenziamento ha condotto la medicina a considerare la malattia alla stregua di un guasto meccanico da riparare. La medicina è andata così perdendo la sua tradizionale vocazione verso un approccio olistico al malato, riducendo il suo intervento alla sola conoscenza della patologia, concepita come entità biologica e considerando gli stati soggettivi delle persone come fenomeni secondari, anzi che come costituenti necessari del concetto stesso di malattia. In quest’ottica la Medicina Narrativa tenta di ridare il giusto valore alle storie di malattia e alla dimensione della loro conoscenza che la tecnologizzazione della medicina rischia di lasciare in ombra, generando così la perdita di significativi benefici per il paziente, la medicina e la sanità (Malvi C, 2011).

La prima comparsa della Medicina Narrativa nella letteratura scientifica, con questa denominazione, avviene in una raccolta di articoli pubblicati sul British Medical Journal alla fine degli anni '90 (Greenhalgh T e Hurwitz B, 1998). Le sue radici, tuttavia, vanno cercate negli Stati Uniti e, in particolare, nel terreno fertile della Harvard Medical School, dove questa disciplina è nata grazie all'opera di due psichiatri e antropologi, Arthur Kleinman (1980) e Byron Good (1999), subito divenuti punti di riferimento irrinunciabili per chiunque si interessi alla narrazione in ambito medico. Kleinman e Good considerano la medicina come un sistema culturale, ovvero un insieme di significati simbolici che modellano sia la realtà "clinica" sia l'esperienza che ne fa il soggetto malato. Kleinman opera un distinguo tra tre piani di significato a essa associati, resi in inglese da tre parole differenti:

• Disease, ovvero la malattia intesa in senso biomedico come lesione organica o aggressione da parte di agenti esterni, evento oggettivabile e misurabile mediante una serie di parametri organici di natura fisico-chimica (temperatura del corpo, etc.).
• Illness, corrispondente all'esperienza soggettiva dello star male vissuta dal soggetto sulla base della sua percezione del malessere, sempre culturalmente mediata.
• Sickness, termine riferito al il significato "sociale" dello star male.

La medicina basata sulla narrazione apre una riflessione sull'opportunità di curare la malattia intesa non solo come "disease", ma anche come "illness" e come "sickness", rispondendo alla necessità di guardare a essa e alla sua irruzione nella vita della persona, così come alla presa in carico del paziente da parte del medico e/o della struttura sanitaria, come a qualcosa di assai più complesso di un insieme di visite specialistiche, esami diagnostici e interventi di vario genere (Malvi C, 2011).




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